Transiberiana (7): Ekaterinburg

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La mia ultima notte sulla transiberiana mi conduce al più grande avamposto affacciato sugli Urali. Oltre, la Siberia: fredda terra ricoperta di steppa, estrema frontiera settentrionale dell’immenso continente asiatico.

È di 14 ore il tempo di percorrenza da Kazan. Il treno viene ingoiato lentamente dal buio della notte e incede costante fino al mattino.

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Ho viaggiato con una famiglia. Nonna, figlio e nipotino. Mi sarebbe piaciuto conoscere di più del loro itinerario, visto che avevano stipato la cabina di cibo a sufficienza per affrontare giorni e giorni di cammino lunga questa rotta, ma la barriera linguistica è per me invalicabile, tanto più quando ci si allontana dal cuore della Russia europea, ove qualche parola in inglese la si riesce a scambiare più facilmente.

Posso solo prendere nota di certe tradizioni. La donna sistema il letto per tutti, provvede alla cena, si prende cura del bambino che, dal canto suo, deve preoccuparsi solo di giocare. In fondo il papà fa la stessa vita, solo che lui gioca con le lattine di birra. È un omone alto due metri, bianco siberiano, occhi di ghiaccio e corti capelli di un biondo troppo chiaro. Ha una vistosa cicatrice attorno all’occhio sinistro, a forma di mezzaluna. Con questa stazza e i tratti caratteristici, mi ricorda in qualche modo Mike Tyson, con lo stesso segno attorno all’occhio, fatto però con l’inchiostro. Quello che porta questo tizio, lo immagino come la conseguenza di un sgarro fatto a qualche baleniere giapponese affrontato a braccio di ferro in una bettola di Vladivostok…

Tutta suggestione, è ovvio, il bestione è mansueto e mi offre perfino una delle sue birre, sebbene riusciamo a comunicare solo con qualche gesto delle mani. Il bimbo è graziosissimo ed il quadretto che si compone è quello di una dolce famigliola che, per una qualche ragione, sta affrontando un lungo viaggio sul lento treno della transiberiana.

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Ekaterinburg è un grosso centro industriale sito ai piedi degli Urali, ed è la quarta città russa per numero di abitanti. Rientra anch’essa tra quei centri che fino a una manciata di anni fa erano interdetti agli stranieri, per la loro rilevanza strategica e militare. Oggi è visitabile, ma non aspettatevi chissà cosa dall’escursione.

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Quel che maggiormente rileva, specie per gli appassionati di storia russa, è che in questo posto fu trucidato l’ultimo Zar di Russia, Nicola II, insieme a tutta la sua famiglia e ai domestici che li seguivano, così segnando l’avvento definitivo dei bolscevichi, che avrebbero dominato la scena russa dalla Rivoluzione del 1918 fino alla caduta del regime comunista nel 1989.

La Cattedrale sul sangue (https://goo.gl/maps/gDQ9fRjZm3Q2) è stata edificata nel 2003 sul sito in cui venne consumato l’eccidio, e qui potrete documentarvi sulle dinamiche dell’accaduto ed osservare la tomba dell’ultimo Zar.

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Dalla cattedrale sul sangue, come da numerosi altri punti della città, consiglio di seguire l’itinerario della Red Line Walk (http://www.ekaterinburgguide.com/eng/393/396/), una linea rossa continua letteralmente dipinta sui marciapiedi, che vi consente di passare attraverso i punti di interesse turistico della città, a cui aggiungerei il Boris Yeltsin Museum (http://yeltsin.ru/museum/), dedicato all’ex presidente russo, originario di quest’area.

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Ekaterinburg segna il punto in cui la linea transiberiana si ferma a riposare prima di valicare i monti Urali ed allungare il passo verso lo sterminato territorio siberiano. È il luogo da cui ripartire se il vostro viaggio ferroviario si ferma alla Russia europea. Diversamente, proseguirete verso Omsk e poi vi inoltrerete verso l’importante centro di Novosibirisk, fino alle sponde del lago Baikal, da dove potrete decidere di deviare il tracciato sulla transmongolica fino a Pechino, o proseguire fino all’ultimo chilometro utile, fermandovi soltanto a Vladivostok, dinanzi al Mar del Giappone.

Qualunque sia il vostro progetto, avrete percorso la mitica transiberiana, che non può essere ridotta ad un mero servizio di trasporto passeggeri. La transiberiana è un romanzo, un viaggio in uno spazio sconfinato. Vi lascerà un’emozione, qualunque sia il percorso che avrete fatto, destinata a durare a lungo, tanto quanto il sentiero di ferro che per migliaia di chilometri connette le popolazioni più diverse, tutte riunite, anche e forse soprattutto grazie a questa linea ferroviaria, sotto la bandiera dell’immensa nazione russa.

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